Capitato un po’ per caso alla Canottieri di Bellagio, perché
“grassottello e bisognoso di rafforzare i muscoli” (nel mito
delle origini d’ogni campione c’è un momento di debolezza),
immediatamente ha qualche dubbio. Forse una perplessità.
Chi non conosce la sensazione che offre il Lario quando alla
punta Spartivento si apre verso Como e verso Lecco, con le
acque che si agitano e il vento che batte sulle pietre,
pensa ad un momento di paura e sbaglia. Daniele, messo
subito sulla barca dal primo allenatore Carlo Segalli e poi
da Emilio Torri, si trova immediatamente circondato
dall’acqua e presto la riconoscerà come il suo ambiente
naturale. Da quell’esperienza (era il 1986) non si staccherà
più dalla barca e dai remi.
Il suo iniziale successo personale è datato 1988 e
corrisponde alla prima gara. La vittoria fugherà ogni
dubbio, ogni incertezza e sarà la prima di una serie lunga
ormai venti anni.
Come tutti i ragazzi che passano dall’adolescenza alla
maturità e che mischiano la vita reale a quella sportiva e
alle fatiche degli allenamenti, anche Daniele ha qualche
momento di crisi. Non bastano – infatti – solo le vittorie,
il podio, la simpatia degli amici, la comprensione
dell’allenatore e il sostegno della famiglia; ci vuole anche
la buona riuscita a scuola (si diploma Perito industriale a
Lecco, nel 1996) e la capacità di affrontare le
responsabilità della vita. |
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